Nel 2025, le imprese tecnologiche cercano soluzioni sempre più flessibili, scalabili e automatizzate per sviluppare, eseguire e gestire applicazioni. In questo contesto, il paradigma serverless si conferma una delle innovazioni più rilevanti nell’ambito del cloud computing. Vediamo di cosa si tratta, come funziona e quali sono vantaggi e limiti di questa architettura. Cos’è il calcolo […]
Nel 2025, le imprese tecnologiche cercano soluzioni sempre più flessibili, scalabili e automatizzate per sviluppare, eseguire e gestire applicazioni. In questo contesto, il paradigma serverless si conferma una delle innovazioni più rilevanti nell’ambito del cloud computing. Vediamo di cosa si tratta, come funziona e quali sono vantaggi e limiti di questa architettura.
Il termine serverless (letteralmente “senza server”) può sembrare fuorviante: i server esistono e lavorano in background, ma gli sviluppatori non devono occuparsene direttamente. L’infrastruttura è completamente gestita dal provider cloud: le risorse (come potenza di calcolo, memoria e storage) vengono assegnate in automatico, in base al carico e alla domanda del momento.
Il vantaggio principale? Gli sviluppatori si concentrano solo sul codice. La scalabilità, la manutenzione, la sicurezza e la disponibilità dell’ambiente sono responsabilità del provider. Questo modello riduce la complessità operativa, accelera i tempi di rilascio e permette di ottimizzare i costi, pagando solo le risorse effettivamente utilizzate.
L’approccio serverless trova applicazione ben oltre lo sviluppo di software. È particolarmente adatto per:
Grazie alla sua natura on-demand e all’alta flessibilità, il serverless è oggi una tecnologia chiave per costruire infrastrutture cloud-native e microservizi moderni.
Una delle distinzioni più importanti è tra il serverless e il tradizionale modello PaaS (Platform as a Service). In PaaS, gli sviluppatori dispongono di un ambiente con software preinstallato su cui possono lavorare e configurare l’infrastruttura secondo necessità. Tuttavia, il controllo e la gestione restano in parte a carico del team IT.
Nel modello serverless, invece, non c’è alcuna gestione manuale dell’infrastruttura. Il codice viene eseguito in risposta a eventi o trigger, in ambienti containerizzati che si attivano automaticamente, eseguono la funzione e poi si estinguono, il tutto in modo completamente trasparente per l’utente.
Quando un’applicazione genera un evento (ad esempio, l’invio di un modulo online o una richiesta API), il provider crea istantaneamente un contenitore isolato con le risorse necessarie. Questo contenitore esegue la funzione richiesta e viene poi eliminato, riducendo al minimo il consumo di risorse.
Il numero di istanze attive varia dinamicamente: se aumentano le richieste, aumentano anche i contenitori attivati. Quando la domanda cala, il sistema si ridimensiona automaticamente, garantendo sempre l’efficienza massima.
L’ecosistema serverless si divide principalmente in due categorie:
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